{"id":884,"date":"2008-06-08T00:00:50","date_gmt":"2008-06-07T22:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mediapiermarini.it\/ilsecchione\/?p=884"},"modified":"2017-02-11T21:49:36","modified_gmt":"2017-02-11T20:49:36","slug":"per-renato-campana-testimonianze-e-ricordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mediapiermarini.it\/ilsecchione\/2008\/per-renato-campana-testimonianze-e-ricordi\/","title":{"rendered":"Per Renato Campana.<br \/><small>Testimonianze e ricordi di colleghi ed alunni<\/small>"},"content":{"rendered":"<p>Testimonianze e ricordi di alunni, colleghi, personale scolastico, dirigenti in memoria del prof. Renato <strong>Campana<\/strong>.<!--more--><\/p>\n<ol>\n<li>Orietta Angeletti<\/li>\n<li>Anna Rita Cacchione<\/li>\n<li>Alice e Giulia Capacci<\/li>\n<li>Federica Costa<\/li>\n<li>Elena e Silvia Ergasti Filippucci<\/li>\n<li>Giulia Fichera<\/li>\n<li>Silvia Giannini<\/li>\n<li>Anna Maria Mattoni<\/li>\n<li>Matilda Mihaj, III A<\/li>\n<li>Elisa Poltronieri, III A<\/li>\n<li>Alessandro Porcu<\/li>\n<li>I ragazzi della III B<\/li>\n<li>Roberto Incatasciato<\/li>\n<li>Anna Valentina Magrini<\/li>\n<li>Maria Rita Micanti<\/li>\n<li>Savino Savini<\/li>\n<li>Anna Maria Serpentino<\/li>\n<li>Claudia Valecchi<\/li>\n<\/ol>\n<p>Mi piace ricordare Renato Campana come cittadino, come professore e come amico. \u00c8 giusto farlo, su questi fogli del giornalino scolastico della nostra scuola, sapendo come il giornale \u2013 tutti i giornali \u2013 sia stato, sicuramente, il luogo principale delle sue passioni civili e intellettuali.<br \/>\nDi Renato mi tornano in mente tre immagini. Quasi tre fotografie.<br \/>\nEra la sera del 26 settembre 1997, quella del terremoto, ero andato a scuola per verificare se la vecchia Scuola Media Piermarini aveva subito danni e quali ferite il sisma avesse inferto al centro storico. Saranno state le nove di sera. Quasi notte, strade deserte, nessuno in giro. Nei pressi del quadrivio vedo avanzare, con il suo passo felpato e altalenante, e con il suo carico di macchine fotografiche, l\u2019unico abitante di una citt\u00e0 spettrale e spopolata: Renato Campana. Scambiammo poche battute, condividendo il timore che il centro storico non si sarebbe pi\u00f9 risollevato e, al tempo stesso, la speranza che i timori sarebbero stati smentiti dalla voglia di reagire dei folignati, capaci di grandi cose, anche di restituire vita ad una citt\u00e0 morta, quando abbandonano lo sport cittadino della critica ad ogni costo. Era quella la sua passione civile, la voglia di documentare la citt\u00e0 in tutti i suoi momenti, per migliorarla, per renderla pi\u00f9 solidale, pi\u00f9 trasparente e visibile a tutti, pi\u00f9 giusta.<br \/>\nRicordo il professor Campana quando, tornato a scuola agli inizi di quest\u2019anno, dopo mesi di assenza e con il corpo gi\u00e0 ferito dalla sua malattia, seduto su una sedia a rotelle, era venuto a scuola, con la scusa di portare documentazione burocratica e con la voglia, questa s\u00ec, vera, di vedere i colleghi, la scuola e, soprattutto, i suoi alunni. Gli si erano, infatti, affollati intorno, i ragazzi di una delle sue classi, lo avevano circondato, restituendogli l\u2019affetto, l\u2019attenzione, la cura e l\u2019allegria da lui ricevuti. Subito si era messo a scherzare con loro, a scambiare battute, dicendomi: \u201cPreside , se devo fare una supplenza, posso fermarmi!\u201d, dandomi del \u201clei\u201d, nonostante la lunga amicizia, come era solito fare sul filo dell\u2019ironia e del rispetto istituzionale.<br \/>\nRicordo quando, incontrandolo in qualche bar del centro, che lui conosceva bene e del quale apprezzava i prodotti, cercavo di rimproverarlo. Era impossibile rimproverare Renato; con uno sguardo, consigliandoti il pasticcino migliore, sapeva trasformare il rimprovero in complicit\u00e0 indulgente. Pi\u00f9 tardi, poi, cercavamo di recuperare e facevamo discorsi sui suoi malanni, su come il suo corpo, troppo a lungo trascurato, avesse bisogno di attenzioni e di cure. Il corpo, che sa giocare scherzi crudeli e colpirci in quello che abbiamo di pi\u00f9 caro: gli occhi, che ci servono per vedere, capire, fotografare; le mani, che ci permettono di rappresentare e descrivere il mondo, esercitando tutto il potere critico e creativo della mente; le gambe, che ci trasportano dentro gli avvenimenti e ci fanno incontrare coloro con i quali scambiamo parole, affetti, idee.<br \/>\nRicordo, infine, di aver pensato con angoscia e paura come avrebbe reagito alle mutilazioni subite, lui che sembrava cos\u00ec indifeso e vulnerabile, e di come, invece, fossi rimasto ammirato e sorpreso dalla determinazione e dalla serenit\u00e0 con cui affrontava la sofferenza e il male. Perch\u00e9 , poi, sorprendersi? Come se le persone buone, gentili, sensibili, discrete, fossero meno in grado di essere forti, dignitose, capaci di sopportare, con animo sereno e senza lamenti, tutte le difficolt\u00e0. che la vita ci presenta. Avevi sempre qualcosa da regalare a tutti: un disegno, una cartolina, una foto, un pennarello. Ci hai regalato molto di pi\u00f9. Il tuo affetto, la tua serenit\u00e0 e la tua forza. Grazie Renato. Ciao<br \/>\n<em>Roberto Incatasciato<\/em><\/p>\n<p>Pensiero diverso<br \/>\ne tracce inseguite<br \/>\nsenza meta<br \/>\ntu sei rinato<br \/>\nper me<br \/>\ne nato re<br \/>\nfra dolci risuoni innamorati di luce<\/p>\n<p><em>Alessandro Porcu<\/em><\/p>\n<p>Ciao Prof.!<br \/>\nDisegnare non \u00e8 stato mai un gran problema x me, ma colorare un po\u2019 s\u00ec\u2026per\u00f2 ce l\u2019ho messa tutta!<br \/>\nLa tua materia era ed \u00e8 rimasta l\u2019unica in cui ho una sufficienza e qualcosa in pi\u00f9. B\u00e8h, ora vado bene anche a Psicologia\u2026..<br \/>\nQuesta (che ho ritratto nel disegno) \u00e8 la mia vita, la mia gioia grande: la piccola Giorgia, mia sorella, \u00e8 nata il 5 Settembre 2006. Mi sarebbe piaciuto davvero tanto, tanto, che tu la conoscessi\u2026e le insegnassi, come hai fatto a me e a mio fratello. Io ci prover\u00f2 a farle amare il disegno, come tu hai insegnato a noi che, come dicevi tu, eravamo i tuoi \u201cfigli\u201d\u2026(come lo erano tutti i tuoi allievi).<br \/>\nOra che sei lass\u00f9, dove, dicono, tutto \u00e8 pi\u00f9 bello, guardaci e proteggici\u2026aiutami! Ora disegnerai tra gli angeli, e farai il professore a tutti i ragazzi che sono l\u00ec, e forse anche il giornalista e il fotografo.<br \/>\n\u2026Stamattina ho girato tutta Foligno x trovare l\u2019edizione speciale e, quando l\u2019ho trovata, non me l\u2019hanno voluta dare\u2026<br \/>\nComunque rimani sempre nel mio cuore, tu e tutto ci\u00f2 che mi hai insegnato con le parole e con i silenzi.<br \/>\nUn giorno mi piacerebbe, davvero, vedere le tue fotografie, che sembravano \u201cvive\u201d e i tuoi magnifici quadri; se quel giorno verr\u00e0, sar\u00e0 il giorno pi\u00f9 bello, perch\u00e9 rivedr\u00f2 un pezzo del mio pi\u00f9 caro, fantastico professore (sempre che quando incontrer\u00f2 tua moglie, non mi verr\u00e0 talmente tanto da piangere da fuggire via).<br \/>\nSei sempre stato il migliore dei professori, gentile, altruista, buono con tutti, proprio tutti, sorridente, sempre con mille cose da fare, con la mitica macchina fotografica al collo, con la custodia verde, blu e arancione, superimbottita per non correre rischi\u2026e poi, dopo scuola, via x Foligno a scoprire i misteri della tua citt\u00e0!<br \/>\nTu ironicamente ti definivi una \u201ctalpa\u201d, e io dico: \u201c Magari tutte le talpe (chi non vuol vedere) vedessero quello che vedevi tu, con il cuore e con gli occhi!\u201d<br \/>\nCIAO Profess\u00f2\u2026<br \/>\n<em>Federica Costa (alunna della mitica III C, 2002\/2003)<\/em><\/p>\n<p>Ringraziamo Renato per tutte le opportunit\u00e0 regalate ai nostri ragazzi. Insegnando a loro, ha mostrato, anche a noi amministrativi, che arte, passione, cura, umilt\u00e0 e cuore, sono possibili insieme, che c\u2019\u00e8 sempre una chiave per poter rendere leggere le cose, se l\u2019animo \u00e8 solido e grande.<br \/>\nGrazie per averci saputo sorprendere ogni giorno, per aver fermato, con le tue foto, piccoli e grandi momenti del nostro viaggio. Ci hai regalato immagini semplici e vivide, che riuscivano a farci vedere le cose con i tuoi occhi generosi; tanti gesti affettuosi, a cui ci sembra di non aver mai contraccambiato abbastanza.<br \/>\n<em>Gli amici della Segreteria<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 veramente difficile usare ancora parole per raccontarti, perch\u00e9 tu sei di pi\u00f9: sei un pensiero, che si fa via via pi\u00f9 sereno e dolce, quando ricordo i tuoi slanci di generosit\u00e0 verso tutti, quando risento la tua R strisciante, che alterava in modo cosi divertente certi nomi, quando vedo la tua fisicit\u00e0 sempre carica di tutti quegli elementi, che ti permettevano di esprimerti meglio, quando penso alla tua ironia nel raccontarti, alle tue convinzioni mai urlate; sei un pensiero melanconico, che mi trasmette per\u00f2 tanta forza, quando ti vedo cos\u00ec dignitoso e coraggioso nell\u2019affrontare quelle difficolt\u00e0 della vita, che ti hanno messo cos\u00ec duramente alla prova.<br \/>\nAlla fine di questo anno scolastico 2007-2008, nel salutarti, caro Renato, ti dico: piacere d\u2019averti conosciuto! Ci incontreremo spesso, nei miei pensieri, appunto! Con affetto infinito.<br \/>\n<em>Anna Maria Mattoni<\/em><\/p>\n<p>Scrivere qualcosa sul professor Renato Campana \u00e8 troppo difficile per me. Proviamo allora a separare le parole:<br \/>\nCampana: l\u2019intellettuale\u2026altri ne hanno parlato con maggior sapienza.<br \/>\nRenato: l\u2019amico\u2026Non c\u2019\u00e8 nulla di segreto, tuttavia nulla posso dire: Renato aveva una concezione quasi sacra della sfera personale di ogni uomo, anche se proiettata in un sistema di relazioni assolutamente aperto: parlare di lui, della sua vita, di esperienze vissute insieme, equivarrebbe a tradirne la memoria.<br \/>\nIl professore: ecco, ci siamo. Questo \u00e8 un giornale scritto da e per ragazzi; ringrazio quindi la Redazione per avermi dato la possibilit\u00e0 di rivolgermi soprattutto agli alunni delle attuali terze, che lo hanno avuto come insegnante.<br \/>\nSappiate che, quando vi faceva lezione, quando mi mostrava i vostri disegni, il professore era gi\u00e0 molto malato, anche se cercava, in ogni modo, di nascondere la sofferenza fisica.<br \/>\nQuando valutava l\u2019intensit\u00e0 del colore o analizzava lo sviluppo del segno, per intuirne la dinamica, la sua vista si era oramai estremamente ridotta, eppure lui \u201cvedeva\u201d molto pi\u00f9 di me, perch\u00e9, oltre i pigmenti, al di l\u00e0 delle matite e della carta, il professore inquadrava qualche frammento della vostra anima.<br \/>\nOgni volta che ci siamo visti o sentiti, durante la sua assenza dalla scuola, il professore mi ha chiesto notizie, secondo un ordine preciso:<\/p>\n<ol>\n<li>di voi ragazzi;<\/li>\n<li>di me;<\/li>\n<li>dei colleghi, del preside e del personale della scuola;<\/li>\n<li>di amici comuni, che non vedeva da tempo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Di Renato parlava soltanto dietro esplicita richiesta.<br \/>\nForse, a torto, nella sua umilt\u00e0, lo considerava meno interessante di voi, di me, di tutti gli altri.<br \/>\n<em>Savino Savini<\/em><\/p>\n<p>Conobbi il professor Renato Campana intorno all\u2019anno scolastico 1998\/1999, quando, all\u2019epoca, frequentavo la terza classe della Scuola Media Piermarini.<br \/>\nQuando il professore entr\u00f2, per la prima volta, in classe, mi diede subito la sensazione che fosse un insegnante \u201csui generis\u201d, non incuteva timore, anzi cercava di metterci a nostro agio.<br \/>\nEra un professore alla pari con gli studenti, vestiva in modo giovanile, con uno stile proprio, direi alternativo e controtendenza. Non portava la tipica borsa da professore, ma io lo ricordo con uno zaino stracolmo di strumenti di educazione artistica e il giornale in mano.<br \/>\nMa un altro strumento che non lasciava mai era la macchina fotografica. Le foto erano la sua passione.<br \/>\nInfatti nelle numerose manifestazioni, che avvenivano all\u2019interno della nostra scuola, il professore era sempre pronto a cogliere l\u2019attimo e ad immortalare quei memorabili momenti. Era un professore che amava insegnare, amava l\u2019arte, in qualsiasi sua forma. Con lui la lezione era interessante, unica nel suo genere, perch\u00e9 egli non si soffermava solo nello spiegare la pagina del libro, ma sapeva improvvisare, partendo da un disegno che riproduceva lui stesso, per poi invitarci a ripeterlo, con diverse tecniche artistiche, utilizzando l\u2019acquerello, la tempera, i pastelli, i colori ad olio e la china. Non mi dimenticher\u00f2 mai le sue preferenze per gli artisti impressionisti e in particolare per l\u2019artista Matisse e \u201cL\u2019urlo\u201d di Munch, che erano i suoi argomenti preferiti.<br \/>\nEra un insegnante che non aveva n\u00e9 pregiudizi n\u00e9 simpatie per qualche studente in particolare, ma ci trattava tutti allo stesso modo e ci difendeva sempre, nonostante fossimo una delle classi pi\u00f9 indisciplinate di quegli anni. Non potr\u00f2 mai dimenticare quando mi nomin\u00f2, per la prima volta, sua assistente, perch\u00e9, purtroppo, ci ripeteva sempre che la sua vista non era pi\u00f9 buona come prima (infatti, quando faceva l\u2019appello, faceva fatica a leggere i nomi di ognuno di noi\u2026). Pertanto mi assegn\u00f2 dei compiti importanti, di grande responsabilit\u00e0, come, per esempio, segnare le assenze dei miei compagni di classe. Ero diventata la sua assistente, perch\u00e9 affermava che ero una ragazza affidabile e molto riservata: gran parte della sua lezione dovevo dedicarla ad aiutare il professore a svolgere i suoi compiti e, nell\u2019altra parte della lezione, ritornavo al mio banco.<br \/>\nTanti ricordi mi vengono in mente, di quel periodo, ma non mi potr\u00f2 mai dimenticare il giorno in cui andammo, con la mia classe, al suo matrimonio, per salutarlo. Fu una giornata memorabile! Finalmente vidi, per la prima volta, il professore senza la sua inseparabile macchina fotografica, insieme a sua moglie, nel momento in cui venivano immortalati da videocamere e macchine fotografiche di altri.<br \/>\nVorrei ringraziare il professore, per avermi aiutato a credere innanzitutto in me stessa e nelle mie capacit\u00e0 artistiche e ad uscire da quella timidezza, che non mi permetteva di esprimere con determinazione e coraggio le mie idee. Gli sar\u00f2 per sempre grata per quello che ha saputo insegnarmi.<br \/>\n<em>Claudia Valecchi, ex-alunna sezione B<\/em><\/p>\n<p>Macchina fotografica, grandi e spessi occhiali ed una voglia di vivere, che contagiava tutti\u2026 cos\u00ec ricordiamo il professor Campana, il nostro tanto caro e amato professore.<br \/>\nQuanti sorrisi, quanta allegria, quanta spensieratezza in quelle due ore del sabato mattina! Con la sua spontaneit\u00e0 e la sua genuinit\u00e0 riusciva a rendere divertente ogni lezione, senza mai far pesare su di noi quelle che potevano essere le sue preoccupazioni, inevitabili, data la malattia, che prendeva sempre pi\u00f9 spazio nella sua vita.<br \/>\nVogliamo ricordare, qui, con tanta emozione, quel primo sabato di scuola alla Piermarini, quando, per la prima volta, lo incontrammo. Si sa come ci si sente in quei momenti, nei primi giorni, in una nuova scuola, in un ambiente del tutto sconosciuto. Poi entr\u00f2 in classe lui, si present\u00f2 con quella \u201cR\u201d strisciata e lo sguardo da bambino e ci fece sentire a casa, ci trasmise quel calore che tutti gli altri professori non erano riusciti a darci! E da l\u00ec, ogni settimana, aspettavamo, con impazienza, il sabato mattina, quando, con la sua valigetta blu, si presentava pieno di idee, per i concorsi a cui ci faceva partecipare, con tanto entusiasmo.<br \/>\nDi Campana si poteva immaginare tutto, ma che fosse malato, molto malato, proprio no!<br \/>\nEd invece un giorno, con la stessa fedele macchina fotografica in spalla e quel suo immancabile sorriso, fu proprio lui a dirci: \u201cRagazzi, me ne vado\u201d\u2026 ad un tratto i nostri volti non gioivano pi\u00f9, restammo l\u00ec fermi, senza dir niente. Sapevamo che non avrebbe mai voluto lasciare noi e la scuola, ma ne fu costretto. Ma quel suo modo di parlare con la \u201cR\u201d strisciata, quei suoi gesti goffi e tremendamente buffi e quel suo buon umore, quelli no, non ci avevano abbandonato. Purtroppo, per\u00f2, quel suo arrivederci, divent\u00f2 quasi un addio: lo vedevamo sempre pi\u00f9 raramente, ma ogni volta era per tutti una grande gioia. Pass\u00f2 del tempo e venimmo a sapere che stava peggiorando, poi migliorando, poi di nuovo peggiorando. E intanto un altro anno pass\u00f2, senza di lui a scuola, e tutti ne sentivano la mancanza; passarono anche gli esami di terza media ed ognuno di noi prese la propria strada. Qualcuno lo ha incrociato, poco prima della sua scomparsa, all\u2019uscita dalla scuola, e quel sorriso era l\u00ec, come c\u2019era sempre stato, anche quando la vita gli stava voltando le spalle. Poi, un giorno di primavera come tutti gli altri, quella notizia\u2026 in qualche modo alcune delle nostre strade si riunirono, e tanti bei ricordi ci tornarono in mente. Capimmo che non avevamo perso solo un professore, ma anche un amico.<br \/>\nOra quel suo sorriso \u00e8 ci\u00f2 che rimane di lui nei nostri cuori e, magari, a chi ancora capiter\u00e0 di camminare per i corridoi della G. Piermarini, verr\u00e0 il desiderio di sentir risuonare di nuovo la sua risata, dall\u2019aula di Educazione Artistica\u2026 ma questo \u00e8 solo un triste, ma, in fondo,d anche piacevole ricordo.<br \/>\nGrazie Prof!<br \/>\n<em> I ragazzi della terza B, 2006\/2007<\/em><\/p>\n<p>Capita spesso di sentire brutte notizie, ma la sua, caro Professore, ci \u00e8 arrivata cos\u00ec, inaspettata e agghiacciante, se pur nella sua attesa.<br \/>\nPochi, vaghi ricordi ci riportano a lei, ma tutti cos\u00ec allegri, cos\u00ec spensierati: tornano in mente le sue battutine, la sua simpatia nel regalarci le merendine, quelle sue scale cromatiche che ci venivano cos\u00ec imperfette. E la sua macchinetta fotografica, inseparabile dalla sua borsa, che non la abbandonava mai.<br \/>\nPochi ricordi, ma indelebili, nella loro semplicit\u00e0.<br \/>\nProfessore non la dimenticheremo.<br \/>\n<em>Elisa Poltronieri, III A, 2007\/2008<\/em><\/p>\n<p>Chi era Renato?<br \/>\nNon ci sono parole adeguate, per descrivere un amico come Renato ed il sentimento profondo che a lui mi legava. Un sentimento di amicizia, nato, quasi per caso, il 15 Agosto 1991, quando, facendo servizio \u2013 come volontaria della C.R.I. \u2013 presso la Caravan Stop, lo incontrai per la prima volta nelle sue vesti di giornalista, venuto a fare una chiacchierata, almeno cos\u00ec pensavo.<br \/>\nDi l\u00ec a poco lessi, con sorpresa, un articolo su di me e sulla mia attivit\u00e0 di volontaria.<br \/>\nRicordo ancora il suo volto pacioso, quando, incontrandomi, esclamava: \u201cCiao, carissima, come stai?\u201d, colorandomi la giornata. Ed ancora, quando, a scuola, insisteva per dividere il merito di qualche attivit\u00e0 svolta con gli alunni, anche se la mia partecipazione era stata marginale.<br \/>\nEcco chi era Renato, una bella persona, generosa ed altruista, che poneva in primo piano sempre gli altri.<br \/>\nRenato, non udir\u00f2 pi\u00f9 la tua voce pacata ed allegra, ma ti porter\u00f2 sempre nel mio cuore.<br \/>\n<em>Anna Maria Serpentino<\/em><\/p>\n<p>CARO PROF. RENATO<br \/>\nTi abbiamo conosciuto per poco tempo, ma il tuo ricordo \u00e8 ancora vivo nella nostra memoria. Ricordiamo in particolare la tua simpatia, il tuo linguaggio semplice, la \u201cR\u201d alla francese, il tuo modo scherzoso e spiritoso di rapportarti con noi, il tuo buon umore, che ci metteva allegria e il timbro \u201cpersonale\u201d sui nostri disegni. Caro \u201cprof. Renato\u201d certamente sarai sempre presente nel nostro cuore e speriamo che anche tu, da lass\u00f9, ricorderai e veglierai su di noi.<br \/>\n<em>la classe IIIB, 2008<\/em><\/p>\n<p>Per il Professore \u201cRenato Campana\u201d<br \/>\nIo ho avuto il Professore e ne sono stata tanto contenta\u2026 perch\u00e9, tra tutti, era il migliore, mi insegnava tantissimo lui, ci spiegava la mia materia preferita, cio\u00e8 Artistica. Io adoro disegnare, e mi sono pi\u00f9 interessata, quando il Professore mi ha fatto vedere i suoi magnifici disegni. Aver scoperto che l\u2019uomo, che mi ha fatto vedere la bellezza dell\u2019Arte, non ci sia pi\u00f9, mi fa stringere il cuore, ci sto male io e tutta la scuola, anche quelli che non lo conoscevano; lui era il miglior Prof. che io abbia mai conosciuto, era simpatico, ti aiutava in mille modi diversi. Io voglio dire solo una cosa: quando ho saputo che non c\u2019era pi\u00f9, mi sono messa a piangere, e mi sono fatta una promessa, che ogni mio disegno lo avrei dedicato a lui, perch\u00e9 \u00e8 grazie a lui che io riesco a disegnare cos\u00ec bene, cercher\u00f2 di migliorare ancora, e di riuscire a diventare come lui, il mio magnifico Professore.<br \/>\n<em>Matilda Mihaj, III A, 2007\/2008<\/em><\/p>\n<p>Al mio prof. Renato Campana<br \/>\nSono passati quasi 10 anni, da quando lasciai la scuola media e, con essa, le figure pi\u00f9 importanti che mi accompagnarono in quel periodo.<br \/>\nTra queste, quelle di un uomo che, al primo impatto, poteva risultare timido, taciturno. In realt\u00e0 non era affatto cos\u00ec. Era una persona con una vitalit\u00e0 immensa e con una gran gioia e voglia di vivere.<br \/>\nMi rimane estremamente dolce il suo ricordo. Il suo sguardo era sempre sorridente, sereno. Me lo ricordo camminare per le vie della citt\u00e0, lentamente: rispondeva ad ogni saluto, sempre con gentilezza.<br \/>\nAmava l\u2019arte, amava i colori pi\u00f9 caldi e sgargianti, ridenti. Aveva una gran voglia di farci sperimentare sempre nuovi accostamenti e contrasti di toni, di luci.<br \/>\nSono sicura che uno dei quadri che a lui piacevano di pi\u00f9 era \u201cGuernica\u201d di Picasso. L\u2019avr\u00f2 disegnato una miriade di volte, sempre in modo diverso.<br \/>\nFu emozionante partecipare al suo matrimonio. Infatti sua moglie era la mia professoressa di Italiano e, per questo, nel periodo dei preparativi, si respirava un\u2019aria frizzante, soprattutto durante le loro ore di lezione (tra l\u2019altro, prima che nascesse il loro amore, abbiamo fatto di tutto perch\u00e9 ci\u00f2 accadesse).<br \/>\nIn questi anni, pur non vedendolo pi\u00f9 assiduamente, mi capitava di incontrarlo. Non cambiava mai. Lo zaino pesante sulle spalle, il berretto di lana teso fino a coprire le orecchie e quella macchina fotografica, sempre pronta ad immortalare ogni avvenimento ed ogni tipo di immagine.<br \/>\nMe lo voglio ricordare cos\u00ec, seduto alla cattedra piena di fogli, mentre mi aiutava a colorare un disegno con colori vivaci.<br \/>\n<em>Cristina Poltronieri, ex alunna della sezione A<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una di quelle figure che, sicuramente, non scorder\u00f2 mai. Ho la sua immagine nitida e chiara nella mia testa, anzi, pi\u00f9 che un\u2019immagine vera e propria, ho tanti sprazzi di momenti vissuti, sensazioni, come frammenti di collage, che sembravano persi nella memoria e ora riaffiorano all\u2019improvviso, come foglie secche trasportate da una folata di vento autunnale.<br \/>\nIn questo groviglio di pensieri, il prof Campana \u00e8 un\u2019immagine fatta di arguzia, gentilezza e tanta profonda intelligenza, nascosta dietro gli occhiali rotondi, la macchina fotografica e il passo ciondolante, come di chi \u00e8 incerto sul da farsi e vuole evitare di fare tanto baccano, per godersi meglio tutto lo spettacolo. La sua grande creativit\u00e0 e maestria veniva fuori ogni qual volta gli chiedevamo un aiuto per qualche disegno, bastavano pochi decisi tratti di pennarello, per creare un nuovo mondo sopra il foglio bianco da noi maldestramente tratteggiato. Le cose che ricordo sono tante, ricordo il suo modo di fare, cos\u00ec giusto con tutti, soprattutto con i pi\u00f9 indisciplinati, che prendeva sempre sotto la sua ala, allo stesso tempo protettrice e vigile, per far s\u00ec che tutti stessimo con lui durante la lezione, anche quando la mente divagava verso altri pensieri. A volte voleva anche fare il severo ed alzava la voce, come tutti i professori che intendono richiamare l\u2019attenzione nella confusione, ma il suo tono, seppur squillante, non riusciva mai ad essere cos\u00ec intenso da incutere timore e traspariva, sempre, bont\u00e0, da tutti i lati lo si volesse ascoltare.<br \/>\nNel periodo successivo al terremoto, che ha fatto tremare la nostra citt\u00e0 nel \u201997, la nostra classe ha partecipato ad un concorso di fotografia, indetto nelle scuole di Foligno. Ricordo la mia chiassosa classe che girava per i vicoli di Foligno, per immortalare con la macchina fotografica i luoghi e gli angoli del terremoto. Era un\u2019immagine molto buffa, giravamo ognuno con la propria macchinetta (per lo pi\u00f9 usa e getta!), intenti a ricercare il lato artistico che giaceva nascosto in noi e andavamo fotografando di tutto, dai muratori, alla calce, alle impalcature, ovviamente capitanati dallo sguardo vigile del professore, che ci incoraggiava e cercava, in tutti i modi, di inculcarci la sua passione per la fotografia.<br \/>\nE poi ricordo una giornata di sole, in cui siamo stati accompagnati dal prof Capponi, in qualit\u00e0 di supplente, ad un avvenimento davvero straordinario, il matrimonio del prof Campana!! Mi piace terminare queste mie divagazioni in questa maniera, ricordando una giornata veramente felice, il prof Campana, elegantissimo, che, assieme a sua moglie, esce dalla chiesa di S. Maria Infraportas e viene letteralmente investito da una scarica di urla e di applausi, che ovviamente provenivano dal solito gruppetto indisciplinato (ma assolutamente in buona fede stavolta!!) in fermento per il matrimonio da festeggiare. Lui ovviamente si \u00e8 fermato, come stupito, e ci ha rivolto un gran sorriso. Mi piace ricordarlo cos\u00ec.<br \/>\n<em>Giulia Capacci, ex-alunna sezione B<\/em><\/p>\n<p>Ora di Ed. Artistica: nel caos pi\u00f9 totale della terribile IB (1999\/2000), impressa a fuoco nella memoria di tanti prof., immagino.. Pian piano escono fuori, dalle cartelline di plastica, album da disegno, tempere, bicchieri di plastica dove sciacquare i pennelli. Il Prof. Campana entra con uno straordinario sorriso, a tracolla la sua macchina fotografica, in mano lo stereo. Ci dice: \u201cAscoltate la musica, disegnate ci\u00f2 che essa vi suggerisce\u201d, mentre le note della V di Beethoven ci avvolgono completamente. Ricordo ancora l\u2019iniziale imbarazzo nell\u2019intingere la punta del pennello in uno dei colori gi\u00e0 spremuti. A nessuno di noi veniva chiesto di disegnare un pallone da calcio, un cesto di frutta o un paesaggio autunnale. Potevamo disegnare tutto e niente, ma sempre ascoltando noi stessi, pervasi da quei suoni meravigliosi. Quel giorno tutti disegnammo e tutti, artisti improvvisati, fummo fotografati con la nostra opera d\u2019arte, immortalati nella nostra espressione di grande soddisfazione e assieme di gratitudine. Gi\u00e0, gratitudine, verso il nostro Professore che, senza mai ombra di rimprovero, incoraggiava le nostre mani a creare immagini dalle forme un po\u2019 bizzarre.<br \/>\nGrazie Prof, per ogni sorriso paterno che faceva nel guardare i miei scarabocchi, per ogni disegno che mi hai fatto sui miei cartoncini Fabriano A4, per i rimproveri che mi faceva, quando spremevo il tubetto della tempera al centro, anzich\u00e9 partendo dal fondo, \u201ccome si fa per il dentifricio\u201d, diceva lei.<br \/>\nOra faccio l\u2019universit\u00e0, Prof, ho preso Ingegneria Edile-Architettura e ancora oggi disegno come lei mi ha insegnato. B\u00e8h, non disegno pi\u00f9 per la Giornata dei Valori o per uno dei mille concorsi, che ci faceva fare, ma continuo a impugnare la matita e a fare attenzione a non sporcare il foglio.<br \/>\nOra devo davvero fare da sola e cercare di completare le tavole entro la data prestabilita, sempre per\u00f2 con la certezza di ascoltare ancora la sua vociona e di sentire scrutare il mio foglio dai suoi occhi, nascosti dietro grandi lenti, con montatura nera.<br \/>\n<em>Alice Capacci, ex-alunna sezione B<\/em><\/p>\n<p>\u201cCittadina!\u201d,<br \/>\ncos\u00ec mi chiamava Renato, per darmi il buon giorno, mentre salivamo sorridendo le scale che ci portavano ai nostri piani ed alle nostre aule. Alla Piermarini.<br \/>\n\u201cCittadina!\u201d e mi ricordava il dovere primo per cui ci trovavamo l\u00ec, a fare scuola: costruire un futuro di uguali opportunit\u00e0 per ragazze e ragazzi che, nella loro et\u00e0 pi\u00f9 difficile ed interessante, si avvicinavano al prof. Campana con calore, fiducia e rispetto, anche quando il loro chiasso si faceva sentire.<br \/>\nE Renato era l\u00ec, per niente turbato, pronto a scherzare, intimamente sicuro che quella vivacit\u00e0 era un dono. Bastava solo capirlo.<br \/>\nSe da giovani ci aveva uniti la passione politica per un mondo diverso e migliore, a scuola ci avvicinava la convinzione profonda che le creature che, ogni giorno, davano un senso speciale al nostro tempo, dovevano essere aiutate a conoscere e vivere la loro parte pi\u00f9 buona e gentile, quella che sicuramente \u00e8 in ognuno, se si ha la pazienza e l\u2019arte di cercarla e scoprirla.<br \/>\nSolo cos\u00ec poteva preparare una vera cittadinanza di tutti, senza escludere nessuno. Mai.<br \/>\nRenato impreziosiva le idee pedagogiche e politiche con regali. S\u00ec regali.<br \/>\nIl ricordo pi\u00f9 vivo che ho di lui \u00e8 la sua grazia nel donare: la foto che, per strada, ti riprendeva con i tuoi studenti, quella che ritraeva l\u2019amica del cuore con, al collo, in un sacco di stoffa, la piccola figlia nata da poco.<br \/>\nE mio marito, mio figlio sono insieme, come lui li ha guardati pensando a me.<br \/>\nSe solo avessimo appreso un po\u2019 della sua aria scanzonata e dolce, il suo orientamento sicuro verso azioni giuste, tutto sarebbe pi\u00f9 facile e le nostre foto, anche se in bianco e nero, avrebbero dentro una luce speciale.<br \/>\nCome quelle di Renato Campana.<br \/>\n<em>Maria Rita Cacchione<\/em><\/p>\n<p>Ciao Renato,<br \/>\nprovo un grande dolore, pensando che te ne sei andato.<br \/>\nRicordo con piacere il tuo volto sorridente, la tua grande fiducia nel prossimo, la tua inesauribile forza nelle cose in cui credevi, nella scuola, nei rapporti con gli alunni.<br \/>\nLa tua generosit\u00e0 nei confronti dei colleghi, la tua disponibilit\u00e0, eri sempre pronto a dare una mano a chi aveva bisogno.<br \/>\nIo ti ho conosciuto come un compagno pi\u00f9 grande di scuola, a Spoleto, all\u2019Istituto d\u2019Arte: eri all\u2019ultimo anno di scuola, con il tuo carattere allegro, sempre pronto a scherzare, ma molto impegnato nelle attivit\u00e0 della scuola, per noi eri un esempio da imitare.<br \/>\nDopo qualche anno, ti ho incontrato a Norcia, come collega, ricordo che mi davi grandi consigli su come impostare la didattica e la programmazione.<br \/>\nOra sono qua, nella tua scuola, nelle tue classi, ad insegnare ai tuoi alunni e cerco di immaginarti accanto a me, come un angelo che mi accompagna, che mi aiuta ogni giorno a far bene il mio lavoro, con impegno ed umilt\u00e0. Sono contenta di averti conosciuto, perch\u00e9 tu sei stato per me un insegnante di scuola e di vita.<br \/>\n<em>Anna Rita Micanti<\/em><\/p>\n<p>Chi era Renato Campana?<br \/>\nLa gita di terza media \u00e8 stata bellissima, non la dimenticher\u00f2 mai! Purtroppo, per\u00f2, \u00e8 stato proprio quando ero in gita, che, con la mia classe, ho sentito una notizia che ha rattristato i nostri cuori, cio\u00e8 non solo il mio, ma anche quello dei miei compagni: siamo stati avvisati della morte del professor Renato Campana, un docente della \u201cG: Piermarini\u201d, che ho avuto per poco tempo, nemmeno per la durata completa del primo quadrimestre della prima media. Esperto fotografo, il professor Campana amava insegnare la sua materia (Arte e Immagine), lo faceva con passione. Strano era il suo modo di parlare, da cui, per\u00f2, comprendevi ogni capacit\u00e0 artistica.<br \/>\nL\u2019apparenza faceva s\u00ec che, ogni volta, lui si presentasse come un uomo che avrebbe parlato di tutto, tranne che di arte, invece lui riusciva sempre a farti emozionare, attraverso il suo modo di essere, di farsi conoscere, che faceva sorridere.<br \/>\nCi manca e ci mancher\u00e0, perch\u00e9 ha lasciato un vuoto dentro di noi. \u201cUn pezzo\u201d della nostra scuola se ne \u00e8 andato, ma ha lasciato il ricordo nelle nostre menti, nei nostri cuori, ed ha lasciato un segno nell\u2019aula di artistica, ora dedicata a lui, al suo nome. La sua simpatia e la sua originalit\u00e0 resteranno uniche e saranno quelle da cui la gente, ed i ragazzi della \u201cG. Piermarini\u201d, coglieranno l\u2019esempio, imitando una persona spontanea, la cui vita rimarr\u00e0 viva nei pensieri e la sua anima \u00e8 e sar\u00e0 lo specchio ed il riflesso della \u201cG. Piermarini\u201d, lungo lo scorrere degli anni. La sua morte \u00e8 avvenuta tristemente e, questo dolore, per noi ragazzi, che non abbiamo avuto molto tempo per conoscerlo, ci \u00e8 possibile \u201cscorgerlo\u201d, attraverso gli occhi dei nostri professori\u2026 Grazie, professor Campana! Ciao!<br \/>\n<em>Ivan Petrini, III A 2008<\/em><\/p>\n<p>PER UN PROF. SPECIALE<br \/>\nOggi sto scrivendo per una persona speciale, che purtroppo \u00e8 scomparsa da poco tempo: sto parlando di Renato Campana.<br \/>\nIl professor Campana insegnava EDUCAZIONE ARTISTICA alla scuola media G.Piermarini e ha lasciato un\u2019impronta speciale nella formazione di tutti i suoi studenti.<br \/>\nIo sono molto felice di poter essere annoverata tra questi, poich\u00e9 la mia fu la sua ultima classe, prima di smettere di insegnare per motivi di salute. Il professore infatti era malato, ma nessuno dei suoi studenti l\u2019avrebbe mai potuto intuire, tanta era l\u2019esuberanza, la frizzantezza e la passione per l\u2019arte che permeava ogni sua lezione. Ascoltarlo spiegare \u201cGuerninca\u201d era uno spasso: riusciva a calare i suoi studenti nella storia travagliata di una personalit\u00e0 cos\u00ec sfaccettata, come quella di Picasso; riusciva anche a far vedere le opere d\u2019arte sotto prospettive nuove, permettendoci, nelle riproduzioni, di reinterpretare i colori dell\u2019opera o lasciandocela posizionare in maniera particolare.<br \/>\nCampana credeva fermamente nella fantasia di ogni suo studente. Erano veramente pochi quelli che riuscivano a distrarsi, ma il professore li riportava all\u2019attenzione, scherzando e dicendo: \u201cWanna wanna in citt\u00e0 e wanna wanna in campagna!\u201d. Forse vi chiederete quale sia il senso, ma non \u00e8 mai stato importante.<br \/>\nL\u2019arte per Campana era anche una continua sfida, infatti faceva partecipare le sue classi a concorsi di ogni genere, stimolando la fantasia degli studenti, dando loro la possibilit\u00e0 di confrontarsi con realt\u00e0 ben pi\u00f9 grandi di quella scolastica.<br \/>\nLa gioia che metteva nel fare il suo lavoro era contagiosa e le ore passate con lui erano sempre le migliori della giornata.<br \/>\nCerto un pezzo di carta non pu\u00f2 riuscire a trattenere tutte le belle emozione che quest\u2019uomo fece provare ai suoi studenti; e l\u2019inchiostro della mia penna non sar\u00e0 mai capace di dar loro una forma. Tuttavia penso che, forse, potranno imprimere l\u2019immagine di una persona speciale, che non \u00e8 giusto dimenticare.<br \/>\n<em>Marta Crisanti, ex-alunna sezione B<\/em><\/p>\n<p>Ciao a tutti, mi chiamo Anna Valentina, ed in questo breve pensiero vi voglio parlare di una xsona davvero speciale, una xsona che, con il suo umorismo, metteva tutti quanti a proprio agio. Mi ricordo la prima volta che lo vidi: un uomo alto, robusto, con la sua valigetta e gli occhiali, che lo rendevano simpatico anche agli occhi di chi non lo conosceva. Infatti il prof. Renato era cos\u00ec, simpatico, generoso, una persona che sapeva ascoltare, non era il solito professore \u201ctutto studio e disegno\u201d, era un amico. Mi ricordo che, quando era in classe, ogni volta che QLKN si avvicinava alla cattedra, diceva sempre la solita strana frase di cui, nei due anni che ho avuto la fortuna di essere sua alunna, non ho mai capito il significato: \u201cWanna Wanna in citt\u00e0\u201d. Ed anche se nessuno sapeva cosa significasse, risultava una cosa simpatica e divertente. Voi penserete che, con un prof. cos\u00ec, non si faceva mai niente, si rideva e scherzava soltanto, ed invece vi sbagliate: il prof. sapeva farci lavorare e divertire nello stesso tempo, non so come facesse ma ci riusciva. Avrei tantissime altre cose da dirvi, che si potrebbe riempire il Secchione, ma so che non si pu\u00f2. Per\u00f2 una cosa la voglio dire: \u201c Prof. Renato, sei e sarai sempre nei nostri cuori. Ti vogliamo bene\u2026<br \/>\nuna tua vecchia Awanna<br \/>\n<em>Anna Valentina Magrini, ex-alunna sezione B<\/em><\/p>\n<p>\u201cCarissima!\u201d, \u00e8 la parola gentile con cui mi apostrofavi, quando ci incontravamo al cambio dell\u2019ora di lezione. Quel saluto era rassicurante e mi metteva il buonumore. Ricordo piacevolmente le pause dal lavoro; bere un caff\u00e8 era la prassi; sempre tu ad invitare, ad \u201coffrire\u201d per primo, ed era una lotta con i portafogli. Gli studenti percepivano la tua profonda umanit\u00e0, ti stimavano, dimostrandoti affetto. Ridevano alle battute che facevi su di loro e scrivevano che eri il prof. pi\u00f9 simpatico di tutti. Sapevano di essere capiti ed il tuo modo di fare scuola li aiutava a diventare grandi e liberi.<br \/>\nAffiora alla mia mente una gran mole di disegni, libri, appunti, foto che portavi sempre con te, con leggerezza, e quel fardello era il tuo segno distintivo.<br \/>\nIl grande impegno che mettevi nel lavoro non era mai ostentato, al contrario, eri sempre pronto a complimenti, con animo generoso, per i successi altrui.<br \/>\nL\u2019ultima volta ti ho incontrato al mercatino, con tua moglie Elena, in una giornata di sole.<br \/>\nCi siamo salutati come sempre, abbiamo parlato un poco senza imbarazzo. Eri sereno ed affabile.<br \/>\nAllontanandomi, ho ammirato, ancora una volta, la tua grande forza morale ed ho preso pi\u00f9 coscienza della vita. Un saluto \u201ccarissimo\u201d!<br \/>\n<em>Silvia Giannini<\/em><\/p>\n<p>Lo vedevi arrivare da lontano e lo riconoscevi subito, un po\u2019 per la sua mole e per la sua andatura \u201condeggiante\u201d, un po\u2019 per l\u2019esagerata quantit\u00e0 di borse e borsette che si portava sempre dietro, piene di macchine fotografiche e di libri. La sua immagine \u00e8 ferma nei miei ricordi, probabilmente perch\u00e9 si distacca un po\u2019 da quella consolidata del docente e mi riporta alla mente piccoli frammenti della quotidianit\u00e0 di dieci anni fa\u2026i disegni e progetti che ci aiutava e invitava a creare, il suo registro, compilato (a volte anche da noi) con il pennarello nero, in cui le scritte esplodevano dalle caselle, dato che anche allora ci vedeva molto poco, i suoi disegni, in particolare quel modo \u201cfuturista\u201d di disegnare i volti di profilo, e il modo in cui ti guardava, da dietro alle lenti, pronto ad ascoltarti ma anche a raccontarti i suoi interessi e le sue passioni. Principe tra queste ultime, probabilmente la fotografia\u2026per lui ogni istante delle nostre lezioni era da immortalare, i nostri disegni, i momenti di lavoro\u2026ma anche le nostre facce, davanti al cancello, all\u2019uscita da scuola\u2026qualche sua foto ce l\u2019ho ancora, come penso molti di quelli che l\u2019hanno conosciuto.<br \/>\nIo lo ricordo come lo ricordano, credo, quasi tutti quelli a cui ha insegnato\u2026un insegnante forse un po\u2019 buffo ma di un\u2019intelligenza e di una sensibilit\u00e0 straordinarie.<br \/>\n<em>Silvia Ergasti Filippucci, ex-alunna sezione D<\/em><\/p>\n<p>Salve Prof.!<br \/>\nSa, ieri, mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su di lei, ed io, invece, voglio scrivere a lei. Voglio scrivere a lei, per dirle un banale ma profondo GRAZIE che non ho mai avuto l\u2019occasione di dire.<br \/>\nPurtroppo, come di solito avviene, delle cose importarti ci si accorge sempre troppo tardi, quando oramai non sono pi\u00f9 tue.<br \/>\nQuando lei era ancora il mio prof., io, come d\u2019altra parte tutti i suoi alunni, aspettavo con ansia le sue ore di lezione, perch\u00e9 erano sempre allegre e divertenti, le seguivo con grande felicit\u00e0, senza, per\u00f2, rendermi conto della loro importanza. Adesso che sono diventata \u201cgrande\u201d, vorrei tanto avere l\u2019occasione di poter ascoltare ancora una sua lezione, perch\u00e9, sono sicura, che riuscirei a catturare molto di pi\u00f9 di quanto io non abbia fatto, ma so che non \u00e8 possibile e, cos\u00ec, porto con me quello che lei mi ha insegnato, che non \u00e8 la distinzione tra colori primari e secondari, caldi e freddi, o come si tiene una matita o si disegna, certo anche questo, ma quello che mi ha insegnato \u00e8 stato esprimermi attraverso il disegno, mi ha insegnato ad essere curiosa di ci\u00f2 che mi circonda, mi ha insegnato, o meglio mi ha trasmesso, la passione, s\u00ec verso l\u2019arte ed il disegno, ma verso tutto ci\u00f2 in cui si crede.<br \/>\nDiventer\u00f2, spero, un architetto e lei sar\u00e0 sempre la base della mia formazione ma soprattutto della mia passione. Metter\u00f2 in campo e far\u00f2 mia la curiosit\u00e0 che lei mi ha insegnato e cercher\u00f2 di esprimermi con i miei disegni, e le prometto che disegner\u00f2 meglio che posso e che ricorder\u00f2, comunque sempre, quali sono i colori primari!<br \/>\n<em>Elena Ergasti Filippucci, ex-alunna sezione D<\/em><\/p>\n<p>Caro Renato,<br \/>\n\u00e8 difficile fermare sulla carta tutte le belle sensazioni ed immagini che riaffiorano pensandoti. Sono tante, tutte dolcissime e danno una grande pace allo spirito.<br \/>\nCredo che tu abbia compiuto un miracolo: la Semplicit\u00e0 del tuo animo, dono sapiente, insegnamento grande, ha fatto innamorare tutti noi.<br \/>\nQuando viene la morte, \u00e8 naturale, per chi rimane, ricercare, nel ricordo, la persona cara che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Con te questa ricerca ha qualcosa di particolare, appunto di miracoloso: ognuno, nel farla, sente l\u2019orgoglio e l\u2019onore di averti conosciuto e, nel ripensarti, non cede mai allo sterile struggimento della memoria, ma sente qualcosa di pi\u00f9, che d\u00e0 forza.<br \/>\nDi immagini, nella memoria, ne ho tante: ti rivedo in classe, collega e professore di Alice e Giulia, insegnante impegnato, ti rivedo nelle infiorate per Santa Rita, infagottato di macchine fotografiche e borse in giro per la citt\u00e0, nella nostra scuola intento a fotografare i grandi eventi ed i piccoli momenti, che diventavano importanti, proprio perch\u00e9 tu li fissavi, per regalarli agli altri: rivolgevi, cos\u00ec, attenzione agli uomini ed alla vita!<br \/>\nHo un rimpianto, quello di non esserti venuta a trovare abbastanza. La vita ti prende con i suoi impegni ed affanni, spesso si corre dietro cose di minor valore rispetto ad altre infinitamente pi\u00f9 importanti, come far visita ad amici. L\u2019ultima volta che ci siamo visti era a casa tua, ero con Enzo e c\u2019era Elena, ci hai accolto con il tuo grande sorriso, buono e sincero. Eri sulla carrozzella ma la sofferenza della malattia non doveva essere la prima cosa da raccontare ad amici, non per scelta orgogliosa od ostentazione di grande forza d\u2019animo: sei Mite anche in questo, Renato, e ti affidavi al destino della tua esistenza con \u201creligioso\u201d rispetto.<br \/>\nCi hai mostrato, nel tuo studio, i tuoi ultimi disegni, me ne hai regalato uno: attorno alla tua foto, disposta a destra del foglio, fanno da corona i tuoi elementi grafici ricorrenti, volti duri di profilo, per lo pi\u00f9 di militari, braccia e mani tese ed aperte, una grafica serrata che chiude la tua figura, le impedisce di volare, dominante il colore rosso. Ci hai mostrato molti disegni, quel giorno, ripetevano le stesse figure, ogni volta in modo diverso. Mi hanno colpito molto quei tratti, l\u2019ossessione della violenza, che serra ed incastra l\u2019Uomo, il povero Cristo sulla croce, che s\u2019intravede al centro di molti disegni, la sofferenza, dono forse non sterile. Ci sono poi tante figurine colte\u201cdi spalle\u201d, sembrano angeli. Cos\u00ec ti ho interpretato.<br \/>\nCaro Renato, Grazie di tutto cuore.<br \/>\n<em>Orietta Angeletti<\/em><\/p>\n<h4>IL SALUTO DI UNA DEI SUOI NUMEROSI ALUNNI AD UN PROFESSORE DAVVERO SPECIALE<\/h4>\n<p>\u00c8 raro trovare persone come Renato Campana nella vita perch\u00e9 persone cos\u00ec sono rare. Se c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 prezioso, nella scuola, di ci\u00f2 che si pu\u00f2 apprendere \u00e8 amare ci\u00f2 che si pu\u00f2 apprendere e sicuramente era questo sentimento che ci ispirava il professore a lezione; inoltre aveva instaurato un buonissimo rapporto con ognuno di noi e questo forse \u00e8 ancora pi\u00f9 prezioso e sicuramente non comune. Gli volevamo tutti molto bene. Ricordo di quando ci chiese di fare una ricerca sul puntinismo\u2026era la prima volta che andavo in biblioteca e per questo mi sentivo adulta, era bello impegnarsi in qualcosa di interessante, soprattutto se richiesto da qualcuno che sapevi che avrebbe apprezzato di sicuro almeno il tuo impegno e la buona volont\u00e0. Sicuramente se ora potessi parlargli gli esprimerei tutta la mia gratitudine per i suoi insegnamenti e la sua grande umanit\u00e0 e generosit\u00e0, che tutti conoscono e che esprimeva anche con piccoli gesti quotidiani, anche con noi alunni che abbiamo avuto la fortuna di averlo per insegnante.<br \/>\nUna volta, ricordo, per un disegno, mi prest\u00f2 una matita dal segno morbido, B6; mi piaceva talmente tanto che alla fine me la regal\u00f2, capitava spesso che ci donasse il suo materiale per i disegni, era di una generosit\u00e0 quasi incontenibile , era una persona buona; beh, comunque io quella matita ce l\u2019ho ancora e me lo ricorder\u00e0 sempre. Forse sono ricordi piccoli questi, ma hanno comunque gran valore per me, come un dipinto o una foto indelebile dai colori sempre vivi, che rispecchia un po\u2019 la natura serena e variopinta del suo animo gentile.<br \/>\nLa mia speranza \u00e8 che lui sapesse quanta stima e affetto noi alunni avevamo e abbiamo per lui, lo spero davvero di cuore.<br \/>\n<em>Giulia Fichera<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testimonianze e ricordi di alunni, colleghi, personale scolastico, dirigenti in memoria del prof. 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